Dalla tentata codificazione dei crimini internazionali alla progettata fattispecie di violenza sessuale “come strumento di guerra”
A oltre un anno dalla mancata adozione del Codice dei crimini internazionali, è in discussione in Senato l’introduzione del reato di “violenza sessuale contro le donne, nel corso di un conflitto armato, come strumento di guerra”. La norma si presta a critiche di tipo sistematico, relative all’introduzione di un’unica fattispecie di crimine di guerra nel codice penale domestico, senza pervenire al necessario intervento organico in materia di diritto penale internazionale. Nel contempo, così come delineata dalla proposta, la fattispecie appare obsoleta e sconta parecchi limiti nel raffronto con i crimini internazionali c.d. gender- based, come interpretati dalla più recente prassi dei tribunali penali internazionali e domestici.
More than a year after the Code of international crimes was dismissed, the Italian Parliament is currently discussing the incrimination of ‘sexual violence against women, in the course of an armed conflict, as an instrument of war’. Such proposal shows severe setbacks, as it does not introduce a systematic discipline on international criminal law. Furthermore, the provision appears rather outdated and limited, in contrast with the current interpretation of gender-based crimes by interna- tional and domestic courts.
Contributo pubblicato su Diritto penale e processo 1/2025.


